Nell’autunno la caccia divide uomini e donne in attività che richiedono pazienza. Certe passioni bisogna esser sicuri di sapersele giocare a ritrovar armonia.

L’autunno riporta nella valle lo scoppiettare dei fucili, pare che niente si possa modificare nella pretesa dei geni che tramandano la caccia, allora gli uomini dopo aver accatastato la legna partono per boschi.

Troveranno il loro gusto, certo, quel che mi incuriosisce è come questo periodo viene vissuto dalle loro donne.

Che siano mogli, sorelle, madri sono coinvolte nell’esercizio della loro passione, nessuna può astenersi in assoluto dal trambusto di stivali brodosi di fango, di piume e peli umide di selvaggina da pulire, di lavatrici ricche di umori selvatici su tute mimetiche, di salmì di interminabili giorni in ammollo di vino e spezie, di solitudine nel letto prima dell’alba, forse anche di allegria per un tempo indecifrabile in cui tutto prende il forte odore dei boschi.

Dai tempi del lavoro comune in giardini ed orti quello dell’autunno diventa un periodo di divisione, un umido miscuglio dall’odore di muschio, di fumo di camini di fienili vietati alle donne, di aliti pesanti di vino robusto, di giochi e sbruffonate dell’eccitato grilletto sputafuoco.

Sembra facile dare ordine allo sbaraglio di partenze e arrivi improvvisati dall’archetipo cacciatore, le donne sono magiche quanto gli uomini nel conoscere tempi di separazione e di ricongiunzione: la vera svolta del mistero della caccia è sapersi gustare lo spiedo senza fare i conti in tasca a quel tempo diviso.

http://www.vallesabbianews.it/