Abbiamo tutti notato in questi giorni il largo dispiegarsi di notizie su giornali e televisioni, relative all’inaugurazione in pompa magna del Museo dei Crimini Ambientali , promosso dal Corpo Forestale dello Stato all’interno delBioparco (ex Zoo) di Roma,  a imperitura memoria dell’impegno dei propri operatori nel combattere i reati che “deturpano” l’ambiente. Abbiamo tuttavia notato in questi format diffusi urbi et orbi, che invece di porre l’attenzione sui veri crimini ambientali (ilva, e simil-ilva, che a ben guardare sono uno scempio e un offesa alla bellezza del nostro paese, oltre che un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini), si è preferito calcare la mano sugli archetti sequestrati, le gabbiette, le stiacce e amenità del genere. Una volontà cioè di far credere che cristo è morto dal sonno, dando enfasi alla lotta a quei poveri untorelli, realtà ormai residuale di un fenomeno in estinzione, il bracconaggio, per nascondere la pressochè storica latitanza sui reali fatti criminali nei confronti del patrimonio naturale e sociale del nostro paese.
Non che, con questo, ci sia la minima intenzione di difendere i bracconieri e il bracconaggio. Anzi. Ma da cittadini sensibili alla precarietà della bellezza e della ricchezza dei nostri territori, avremmo avuto piacere che almeno a pari livello si fosse parlato e illustrato l’impegno della Forestale nel denunciare le acque inquinate, i veleni in agricoltura,la continua martirizzazione della terra dei fuochi. Per ottenere così tanta visibilità, lo sappiamo, spesso bisogna impiegare consistenti risorse economiche. E’ possibile che anche in questo caso, gli uffici marketing di Rai e Mediaset e dei grandi quotidiani si siano dati da fare. Con il piccolo particolare che se così fosse, si sono impiegate risorse pubbliche. Cioè soldi anche di coloro, come noi ad esempio, che avrebbero avuto piacere di conoscere l’impegno della Forestale sui reali crimini ambientali.
Invitiamo comunque tutti ad andare a visitare il museo, e di plaudire se il caso, oppure protestare, se questa distorsione della realtà che ci pare sia statta proposta attraverso i mezzi d’informazione di massa, avesse anche dei riscontri nella carenza documentale dei reperti raccolti in questa vetrina inaugurata nella capitale.

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