Santo Stefano d’Aveto – “Roby” è un bastardino di 10 anni. Un cagnetto da compagnia. Che ogni giorno segue il suo padrone negli orti di Casoni da Morsasco, vicino alla strada provinciale 65, nel verde della val d’Aveto. Lo ha fatto anche ieri, come tutte le mattine. Soltanto che, qualcosa, ha rapito la sua curiosità. E così, senza che nessuno se ne accorgesse, ha cominciato a seguire qualche impronta, una scia, fino a rimanere paralizzato dal terrore. Davanti a lui, nascosta in un prato che una volta era un campo di grano, si è trovato davanti a qualcosa che soltanto quel cagnetto, sulle prime, è riuscito a capire: un cinghiale femmina di ottanta chili, completamente smembrato, divorato,vittima di un attacco di lupi.

«Abbiamo sentito “Roby” abbaiare come un disperato– racconta Michele Focacci, cacciatore residente a Casoni – lo chiamavamo e non ritornava. Così siamo corsi da lui».

Così Michele Focacci e il fratello hanno trovato quella carcassa di cinghiale. «Era una bestia – spiegano – sarà stata sugli ottanta chili. Di lei è rimasto poco o niente. I lupi l’hanno aggredita vicinissima alle case, a ridosso di un orto. Poi l’hanno trascinata sul prato, in un punto più nascosto e lo hanno divorato». Ad aggredire la povera ungulata è stato un branco «non inferiore ai cinque elementi – spiega il cacciatore – Perché un cinghiale di quelle dimensioni, un lupo solo, non si azzarda a colpirlo. E anche in due o tre faticherebbero parecchio. Quegli animali, quando si sentono in pericolo, sanno essere micidiali».

Lei non è riuscita a difendersi. Probabilmente ha provato con tutte le forze, ma è stata sopraffatta. E adesso, Casoni, ha paura. Per i residenti non si tratta di un branco di passaggio, ma di una comunità stanziale. «Ad aprile scorso – spiegano – di notte si sentivano due branchi distinti comunicare da un poggio all’altro. Con quegli ululati che, a volte, sono capaci di mettere i brividi». Non era finita lì. «Perché nessuno aveva trovato tracce di lupi, ma nel frattempo erano sparite delle pecore da alcuni recinti». Fino ad un episodio inquietante, almeno per l’epilogo. «Le prime tracce inequivocabili di una presenza fissa di lupi si sono viste in estate – spiega Focacci – Pochi mesi fa un branco ha inseguito un gruppo di cavalli. Uno di questi, nel fuggire, è caduto in un dirupo ed è morto».

Ma i residenti sono preoccupati soprattutto perché i lupi si sono avvicinati molto alle case. «Il cinghiale che abbiamo trovato ieri è stato attaccato a non più di 15 metri dalla porta di un casolare. Questo vuol dire che quel branco, oltre che sedentario, non ha paura di avvicinarsi all’abitato».

Per la carcassa del cinghiale sono intervenute le guardie venatorie della polizia veterinaria di Federcaccia. L’ungulato è stato sepolto. Nel frattempo sono stati raccolti reperti del passaggio del branco, che hanno confermato la vicinanza tra i lupi e le case abitate. «Negli ultimi tempi queste colonie sono aumentate – conclude il cacciatore – non sono più di passaggio ma hanno trovato un habitat perfetto per fermarsi. E cominciano a non temere nemmeno la presenza dell’uomo».

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