Uno scempio ambientale con una inquietante particolarità: non solo rifiuti d’ogni tipo disseminati lungo le rive e l’argine dell’Ofanto, ma addirittura qualcuno ha pensato di occultare anche nelle acque dell’inquinato fiume un intero mezzo agricolo, probabilmente provento di furto. La scoperta, l’ennesimo pugno nello stomaco, è stata effettuata nei pressi di «Torre Ofanto» dalle guardie volontarie del Nucleo di vigilanza ittico-faunistico ambientale che, coordinate da Pino Cava, nell’ambito dei servizi di controllo ambientale del territorio provinciale, hanno trovato un vecchio trattore (con pezzi meccanici mancanti) per metà già sommerso nelle acque del fiume.

Non solo. Tra l’erba, proprio ai margini del corso d’acqua, sono state trovate onduline in eternit, presumibilmente del tipo contenente fibre di amianto, in pessimo stato di conservazione, frammentate e con crepature sulla superficie. Alcune di esse, probabilmente destinate ad essere conferite in apposite discariche, erano già imbustate.

Ma gli «orrori » scoperti dai paladini dell’ambiente nel territorio del «Parco regionale fluviale dell’Ofanto» sono anche altri: scarti di vernici e solventi (sostanze che possono essere bruciate solo in impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti) e carcasse di vari animali (pecore, cani), abbandonate tra la vegetazione o sulla strada, ai margini del corso dell’Ofanto. «Purtroppo questi scarichi illeciti di rifiuti di ogni genere – spiega Pino Cava, il comandante del Nucleo di vigilanza ittico-faunistico ambientale – sono perpetrati dagli incivili di turno nonostante le nostre pattuglie vigilano costantemente l’intero territorio del Parco fluviale. Infatti è assolutamente acclarato che la costante presenza di operatori di vigilanza nel territorio consente di ridurre drasticamente la perpetrazione degli illeciti». Tante le zone, lungo l’Ofanto, trasformate in discariche a cielo aperto: «Torre Ofanto» e «Sette ponti» ma, anche, il ponte della strada statale «16 bis».

Lo stesso fiume, purtroppo, è diventato una discarica. Inutile aggiungere che è impossibile controllare tutto il corso del fiume (il bacino idrografico è di oltre duemilasettecento chilometri quadrati) e, quindi, prevenire scarichi abusivi. Una maggiore sensibilizzazione delle popolazioni ofantine sulla necessità di salvaguardare il fiume, però, potrebbe riportare tale fenomeno al di sotto del livello di guardia.

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